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Silice e silicati
La crosta
terrestre è composta quasi completamente da silicati e silice, che
costituiscono la maggior parte di tutte le rocce, terreni, argille, e
sabbie, i prodotti di frantumazione delle rocce.
Tutti i materiali inorganici da costruzione, dai graniti ai
prodotti artificiali come i mattoni, i cementi, i mortai, sono silicati,
come pure le ceramiche e i vetri. Da qui il grande interesse dei chimici
per queste specie, sia dal punto di vista applicativo, che come
importanti modelli strutturali. Oltre a ciò, un notevole impulso alle
ricerche attuali viene dalle crescenti possibilità applicative delle
zeoliti (che vedremo più avanti), una vasta famiglia di
alluminosilicati a network 3D, sia naturali che sintetiche, utilizzate
come setacci molecolari, per lo scambio ionico, per la catalisi. Le
forme cristalline della silice.
A pressione atmosferica la silice SiO2 esiste in tre forme
cristalline, stabili nei seguenti intervalli di temperatura: – Quarzo → 870° ←Tridimite → 1470° ← Cristobalite →1710 °C (p.f.) La cristallizzazione del liquido è difficile, ed esso comunemente solidifica a dare un vetro, che ha gran valore per il suo bassissimo coefficiente di espansione termica ed alto punto di ammorbidimento (attorno ai 1500 °C). La silice in questa forma vetrosa si trova in natura come il minerale ossidiana. Il diagramma di stato della silice è mostrato in Figura.
Le
tre forme polimorfe della silice non sono facilmente interconvertibili,
come mostra il fatto che si trovano tutte e tre come minerali, benchè sia
tridimite che cristobalite siano rare in confronto al quarzo. Inoltre,
ciascuna delle tre forme esiste in una modificazione a minore temperatura
e in una a maggiore temperatura (a
e b,
rispettivamente), con i seguenti punti di transizione: a→b quarzo, 573°, a→b
tridimite, 110-180°, e a→b
cristobalite, 218 °C. Il fatto che nei due ultimi casi le transizioni a→b
possano essere studiate a temperature alle quali quel particolare
polimorfo è metastabile, è una
ulteriore prova della difficoltà ad interconvertire le diverse forme
della silice.
Dal punto di
vista strutturale, le tre forme principali, quarzo, tridimite e
cristobalite, sono tutte costituite da tetraedri SiO4
uniti in modo tale che ogni ossigeno è in comune tra due
tetraedri (da cui la composizione SiO2), ma la disposizione
(topologia) dei tetraedri collegati è assai diversa nei tre cristalli. Ad
esempio, la differenza tra tridimite e cristobalite è, topologicamente,
analoga alla differenza tra carbonio esagonale (Lonsdaleite) e diamante (o
tra wurtzite e sfalerite). Invece, le differenze tra le forme a
e b
di ciascuna specie sono modeste e di dettaglio, cioè piccole rotazioni
relative dei tetraedri, che non cambiano però il modo di collegarsi tra
loro. Quindi se la trasformazione del quarzo a tridimite richiede la
rottura di legami Si-O-Si e la riorganizzazione dei tetraedri in modo
diverso,ed è quindi un processo molto lento,
la conversione a→b
quarzo comporta solo una piccola distorsione della struttura,
ed è quindi un processo facile e reversibile. Quarzo. Il quarzo è otticamente attivo, a differenza delle altre forme, e il fatto che un cristallo sinistro di a-quarzo rimanga ancora sinistro dopo conversione nella forma di b-quarzo è una ulteriore evidenza delle modeste variazioni strutturali al punto di transizione. La struttura dell’a-quarzo (P3121) è mostrata in Figura.
Vi sono due distanze Si-O leggermente diverse (1.597 e 1.617 Å) e l’angolo Si-O-Si è 144°. Una analisi su diversi silicati mostra che questo angolo varia nell’intervallo 125-160°. La
struttura presenta la caratteristica che vi sono eliche di tetraedri
(lungo c) e, in un certo cristallo, queste sono tutte destrorse o tutte
sinistrorse (Figura).
Una idea della
piccola differenza tra le forme a e b si può avere vedendo la proiezione (in piano) degli atomi di Si nei
due casi (Figura: sopra b, sotto a).
In Figura è mostrata la struttura della a-tridimite. Si noti che gli atomi di ossigeno fanno solo da spaziatori e si trovano sulle congiungenti coppie di atomi adiacenti di Si. Di fatto gli O sono spostati al di fuori di queste linee (Si-O 1.61 Å e angoli Si-O-Si vicini a 144°).
La
struttura della cristobalite è illustrata in Figura. Vista come network
di tetraedri si presenta nella forma prototipica detta “struttura T”.
Si tratta dello stesso motivo che abbiamo già incontrato per i tetraedri
Cu4 nella fase di Laves MgCu2.
E’
possibile che le strutture della tridimite e cristobalite siano
stabilizzate a temperatura ambiente da fenomeni di inclusione. Le forme
naturali contengono quasi invariabilmente concentrazioni apprezzabili di
ioni estranei, specialmente di metalli alcalini e alcalino terrosi. Esistono
anche forme ad alta pressione della silice, come la coesite, la keatite e
la stishovite. Quest’ultima presenta
la struttura del rutilo, con coordinazione 6 del silicio. La coesite e la
keatite invece danno strutture 4-connesse con diverse topologie. Silicati. L’unità fondamentale dei silicati è il tetraedro SiO4.
E’ pratica comune considerare le strutture dei silicati come costituite
da cationi e anioni silicati. La bassa coordinazione del silicio e le proprietà
direzionali dei legami Si-O, dovuti a parziale covalenza, rendono le
strutture dei silicati meno compatte
di altre strutture di ossidi. Essendo
la differenza di elettronegatività Δ El(Si-O)
= 1.72, l’equazione di Pauling %
di ionicità del legame = 1 – exp[-0.25(Δ El)2] prevede
tra il silicio e l'ossigeno una interazione all'incirca per
metà covalente e per metà ionica. Quindi per quanto riguarda la
coordinazione del Si4+ il legame covalente comporta la
formazione di quattro orbitali ibridi sp3 tetraedrici.
D’altra parte, dal punto di vista del legame ionico, la regola del
rapporto dei raggi prevede un numero di
coordinazione NC = 4. Sperimentalmente si trova che Si4+ è
sempre tetracoordinato, e solo
occasionalmente può adottare la coordinazione sei. I
cationi che più frequentemente si incontrano nelle strutture dei silicati
sono Al3+, Fe3+, Fe2+ , Mg2+,
Mn2+, Ca2+, Na+, K+. Alcuni di
questi sono vicini al limite teorico di due possibili coordinazioni e
possono formare con gli anioni poliedri
diversi: ad es. per Al3+ si ha un rapporto dei raggi,
rispetto ad O, ρ = 0.38, e pertanto NC = 4, 6. Altri cationi hanno
dimensioni tali da preferire le coordinazioni 4, o 6, o 8, oppure 12. La complessità delle strutture dei silicati è
dovuta alla possibilità di unire i tetraedri SiO4 in molti modi, nonchè alla possibilità
di sostituire ioni Si4+ con ioni simili Al3+.
A seconda del numero di vertici scambiati da un tetraedro SiO4
con altri tetraedri (0,
1, 2, 3 o 4) si formano diversi tipi di silicati. Quando due tetraedri SiO4 sono connessi
con scambio di un vertice, un lato o una faccia, la stabilità dell’unità
risultante diminuisce nel rapporto 1.0 : 0.58 : 0.33,
a causa delle repulsioni elettrostatiche dei cationi. Perciò nelle
strutture dei silicati vengono scambiati solo vertici (Figura).
I
silicati hanno spesso formule e strutture complesse. Usando delle
opportune linee guida è possibile stimare se
un particolare silicato ha una struttuta 3D oppure a strati, o a catene, o
a tetraedri isolati, etc. Riassumendo, le strutture dei silicati seguono i seguenti principi:
Eccezioni a (1)
sono molto rare, e implicano una coordinazione ottaedrica per Si, come in
un polimorfo di SiP2O7 e nella stishovite. Il
fattore chiave per comprendere la relazione
formula/struttura è il rapporto Si:O. Questo rapporto è variabile
perchè nei silicati si possono distinguere due tipi di atomi di O: ossigeni
a ponte e ossigeni terminali.
Gli
ossigeni a ponte uniscono i tetraedri e appartengono metà ad un atomo di
Si e metà all’altro. Nel valutare il rapporto netto Si:O, gli ossigeni
a ponte valgono ½. Gli ossigeni terminali sono legati a un solo Si. Per
mantenere il bilancio di carica, questi ossigeni devono anche interagire
con altri cationi nella struttura cristallina. Le cariche dunque
consentono di contare questi ossigeni. Ai fini del rapporto Si:O, gli
ossigeni terminali contano 1. Complessivamente
il rapporto Si:O dipende dal numero relativo dei due tipi di ossigeno.
Alcuni esempi sono riportati
in Tabella, e si può dedurre
il tipo di silicato direttamente dalla formula chimica.
Formula
e struttura dei silicati
*CaSiO3
è dimorfico: una forma è a ciclo e l’altra a catena.
Non
si può distinguere dalla formula tra silicati ciclici e a catena
semplice. Esistono poi esempi più complessi, in cui non è possibile
dalla formula dedurre la struttura. Ci si può solo fare una idea
approssimativa del tipo di silicato. Per esempio, in Na2Si3O7,
il rapporto Si:O è 1: 2.33. Questo corrisponde a una struttura in cui, in
media, 2/3 di O per tetraedro SiO4 è terminale. Chiaramente,
quindi esistono tipi
diversi di tetraedri, alcuni con soli O a ponte e altri con un
O terminale. E’ una via di mezzo tra silicati 3D e a strati e
precisamente un silicato infinito a doppio strato, in cui 2/3 dei
tetraedri hanno un O terminale. Classificazione dei silicati. La varietà di strutture richiede una classificazione efficace. Mentre agli inizi la
classificazione era semplice (Bragg, 1930), si è andata complicando con
l’accrescimento delle conoscenze strutturali. Esistono classificazioni
più recenti e razionali, come quella cristallochimica di Liebau, che tiene
conto delle strette relazioni che esistono tra struttura, composizione
chimica, stabilità termodinamica e reattività dei silicati. Non
entreremo però qui nel merito, ma ci limiteremo a elencare i silicati in
base alla dimensionalità degli aggregati
anionici. Abbiamo quindi:
Ciclosilicati e inosilicati. Quando due ossigeni di ogni tetraedro SiO4 vengono scambiati con altri tetraedri, si formano strutture ad anello o a catena infinita. Tre tetraedri SiO4 possono formare un anello anionico (Si3O9)6~ come nella benitoite (BaTiSi3O9); sei tetraedri SiO4 possono formare un anello anionico esagonale (Si6O18)12-, che si ritrova nel berillo (Be3Al2Si6O18) (vedi Figura).
Esempi più complessi di cicli singoli e doppi si riscontrano in silicati naturali o di sintesi (Figura).
Esistono
diversi modi di disporre i tetraedri nelle catene, con periodo variabile
(vedi Figura).
La forma delle
catene dipende anche dalle interazioni coi cationi:
nei silicati MSiO3 (mesosilicati) a catena,
i cationi M2+ hanno coordinazione ottaedrica e gli
ottaedri formano strati tipo Mg(OH)2, scambiandosi i lati.
Inoltre gli ottaedri sono uniti per vertici con i tetraedri, e in funzione
del tipo di catione cambiano le dimensioni degli ottaedri, che inducono
diverse conformazioni delle catene. Composti come l’enstatite, con un
periodo di due tetraedri (2T), sono detti pirosseni. I pirossenoidi invece hanno catene più complesse, come
la wollastonite, CaSiO3, con periodo pari a tre tetraedri, 3T.
I tetraedri possono poi formare catene più complesse (a doppia fila di
tetraedri) con diversa struttura e stechiometria (Figura). Quando si
alternano tetraedri biconnessi e triconnessi si ha una stechiometria
(Si4O116-)n presente negli anfiboli.
Un tipico esempio è la tremolite, Ca2Mg5(Si4O11)(OH)2.
Anfiboli e pirosseni mostrano caratteristiche direzionali nelle proprietà, come negli asbesti. Benchè il termine asbesto sia stato applicato inizialmente agli anfiboli fibrosi come la tremolite, l’asbesto commerciale è essenzialmente costituito da crisotilo, che è un silicato a strati, Mg3Si2O5(OH)4. |